Il mistero dell’invenzione della croce

(Le mystère de l’Invention de la Croix) di Henri Ghéon

Con Enrico Faletti, Tony Iezzi, Luisa Iorio, Paola Malanetto, Franco Miele, Maria Grazia Pezzetto, Rossana ReanoStefano Reginato.

Scenografie:  Tony Iezzi

Regia di Mauro Stante 

 La drammatizzazione di un testo della via crucis ideato da Henri Ghéon (Braysur-Seine 1875 – Parigi 1944). Trattasi di un’opera ispirata alla “Sacra”, manifestazione del teatro religioso medievale, particolarmente diffusa e fiorente nei secoli XIII e XIV, mezzo di poesia e terreno fertile nel quale affonda le sue radici lo stesso teatro nazionale delle letterature dei popoli neolatini. Di questa Via Crucis in particolare ha scritto Guido Guarda: “Henri Ghéon, un convertito – e quindi un cattolico animato alla stessa fede dei primi cristiani – volle recarsi in pellegrinaggio in Belgio orientale, ove si venera una scultura di faggio del Crocifisso, recuperata nel corso di certi scavi compiuti nel 1832. E’ un Cristo alto un metro e 45, ricoperto da una tunica (si distinguono tracce di pittura policroma). Di lì a pochi mesi, nell’autunno del 1932, i Benedettini di Tancrémont diventavano impresari teatrali per rappresentare su un prato, accanto alla cappella del Cristo “Le mystère de l’Invention de la Croix”. Questa Via Crucis è un colpo di pennello che valorizza l’insieme. Scompaiono scenografia e costumi: rimane l’attore alle prese con la Parola. E tuttavia, davanti ai nostri occhi, si svolge la rappresentazione di un dramma popolato da una folla di personaggi, o meglio di creature vive. I protagonisti ci sono tutti e nessuno che faccia la parte del comprimario o, tantomeno, della comparsa: Maria e le pie donne, Pilato, gli apostoli, il cireneo, i carnefici. Ma il fatto più importante è che manchi proprio Gesù: al suo posto, in quel testo scarno, ci siamo noi; ciascuno di noi ci si ritrova, da solo, e confuso nella mischia biblica della valle di Giosafatte. Ed è questo, poi, in parole molto povere, il senso che Cristo ha voluto dare al proprio sacrificio. Teatro a scena nuda dove è l’attore che “fa” scena e dove la magia della parola rievoca l’azione, o, secondo i casi, contribuisce a dare all’azione scenica una dimensione reale.

 

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